Azione pittorica da Line 0- Performance Art Festival. Roma. 22 febbraio

Dalla performance realizzata il 22 febbraio a Roma, all’interno di LINE 0- Performance Art Festival. Mia azione pittorica con in scena gli attori Bilo (che ha curato la selezione di artisti che mi ha visto coinvolto) e Alessia D’Errigo e le musiche dal vivo di Oscar Bonelli. Qui una serie di foto con cui ricostruisco lo splendido evento.                                 Le foto sono di Luigi Annibaldi, Angela Botta e Loredana Bee. Grazie a tutti!

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Eccomi a Roma in action painting per LINE 0-Performance Art festival con gli artisti invitati da Bilo:

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Il 22 e 23 febbraio realizzo una serie di azioni pittoriche all’interno di LINE 0 Festival – Performance Art Festival (21-28 Febbraio). ROMA. Rampa Prenestina, via Aquilonia 52. dalle 21,30 in poi. Il Festival è a cura della storica Associazione Culturale Beat 72, presieduta da Ulisse Benedetti.

Sono stato invitato  dall’attore Bilo (Antonio Canella), che all’interno del Festival dirige PERFORMACTION SURROUNDS “NOSTOS”, un luogo/contenitore attivo dal 22 al 27 Febbraio. M’incontrerò, con la mia pittura, con gli Artisti della Performazione Performaction ed altri Artisti invitati da Bilo per generare Eventi unici ed irripetibili.

Qui di seguito la presentazione:

Performaction Surrounds
“Nostos”
a cura di Bilo (Antonio Canella)

È il Nostos di uno spazio, la Rampa, che si avvolge su se stesso, “ritornando” secondo schemi forse casualmente esoterici.
E’ il Nostos di due generazioni, quelli degli anni ’70 e quelli nati negli anni ’70: l’invito di una, l’abbraccio dell’altra.
Sono i Nostoi degli Artisti, ri-chiamati ad una fusionalità che buona parte del novecento ha tentato di negare.
È il Nostos del pubblico ri-chiamato ad una partecipazione determinante e attiva, ad un Ascolto oltre il giudizio.
E ad una disciplina nell’Ascolto.

Bilo (Antonio Canella) chiama 15 artisti nel nome della Performance e Performazione (Performaction).
Azioni sceniche con un’alta componente di Improvvisazione Totale.
Teatro-Non-Teatro a fini meramente artistici.
Come la Performance Art, la Performazione (Performaction) è “…an event that could not be repeated, captured or purchased… ” (Adrian Parr, Deleuze Dictionary); ma diversamente dalla Performance Art, la Performazione (Performaction) rifiuta il “concetto”.
La Performazione (creata e teorizzata da Bilo, con il non casuale e fondamentale aiuto di Hoss Taheri) prevede l’evoluzione della forma teatrale verso una “Rivoluzione Permanente”, dove il “concetto”, imperante nel nostro ‘900 allungato, ritorna al suo ruolo di mero confine e spazio di lavoro. L’Azione Scenica si sviluppa su sofisticate strutture Emergentistiche auto-generantesi in un continuo tradimento e fuga dal pre-pensato.
Semplificando, una Improvvisazione Totale appunto, dove gli stili molteplici e il livello formale eguagliano e superano (a detta degli spettatori) ciò che si raggiunge con uno spettacolo provato e confezionato: non più l’effetto ma l’Evento, non più l’idea ma l’Ascolto.
Il gruppo della Performazione (Performaction), Bilo (voce, parola e corpo), Alessia D’Errigo (voce, parola e corpo) Giovanni Greco (voce, parola e corpo) Daniele Casolino (musiche) interagirà con Maria Borgese (danza), Orodè Deoro e Silvia Valeri (pittori), Roberto Bellatalla, Oscar Bonelli (musicisti), Antonio Veneziani, Ilaria Palomba e Claudio Marrucci (scrittori), Tiger Orchid (body artist), Alessandra Cristiani (corpo, butoh), Greta Agresti (regista, attrice), Flavio Sciolè (video artist, performer) e Hossein Taheri (attore, regista e performer).
Divisi per squadre giornaliere ogni giorno avremo:
un’azione collettiva in Performazione
uno spazio di ospitalità, nel quale un Artista con una propria poetica agirà un proprio lavoro, ad “alto tasso di Improvvisazione”.
una Performazione (Performaction) sui materiali depositati dai precedenti interventi artistici
Come è evidente in questo contesto il Pubblico non potrà essere mero spettatore. Il suo livello di Ascolto condizionerà fondamentalmente l’Evento.
Perciò useremo degli Agenti Catalizzatori sul Pubblico per trasmutare lo spazio delle potenzialità da mero riflesso dell’esistente ad esplorazione di altre realtà.
Questa sarà un azione Culturale e Politica.

Qui la pagina dell’evento su FB con il programma!

Qui il sito di Festival 0 con il programma totale dell’evento.

Non mancate!!!

NELLA DISSOLVENZA DEI GENERI. Concerto per voce sola e pittura. Con S. Giorgino. Ospite M. G. Calandrone

Locandina web

NELLA DISSOLVENZA DEI GENERI

concerto per sola voce e pittura

Con

Orodè Deoro e Simone Giorgino.

Ospite:

Maria Grazia Calandrone

 Roma, Nogu Teatro, ore 20.30. Nella dissolvenza dei generi. Orodè Deoro (pittura) e Simone Giorgino (voce), già protagonisti di numerosi concerti-recital e performances che gli hanno permesso di sviluppare un percorso multidisciplinare che spazia fra poesia, musica, pittura, danza e canto, presentano il loro nuovo progetto che si concentra esclusivamente sulla musicalità del dettato poetico e sulle possibili sinergie con l’action painting. Nella dissolvenza dei generi è un concerto pensato per sola voce e pittura della durata di circa venticinque minuti che prende spunto dai testi di Antonio L. Verri (1949-1993), poeta e operatore culturale al centro di una recente riscoperta promossa principalmente da comunità autonome di lettori e da operatori culturali che hanno avviato la riedizione delle sue opere.  A seguire, ospite delle serata e del format, la poetessa Maria Grazia Calandrone leggerà alcune poesie tratte dalla sua nuova raccolta Serie fossile (Crocetti, 2015).

Ingresso libero con prenotazione. 329.3528368

Nogu Teatro. Via Gaetano Rappini, 40. Roma

Qui di seguito, per maggiori informazioni, il link all’ultima opera di Maria Grazia Calandrone: Serie fossile (Crocetti, 2015)

Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964, vive a Roma): poetessa, drammaturga, artista visiva, performer, organizzatrice culturale, autrice e conduttrice di programmi culturali per Radio 3, critica letteraria per il quotidiano “il manifesto”, scrive per “la 27ora” del “Corriere della Sera” e cura la rubrica di inediti “Cantiere Poesia” per il mensile internazionale “Poesia”, collabora con il quadrimestrale di cinema “Rifrazioni” e con la rivista di arte e psicoanalisi “Il Corpo” e codirige la collana di poesia “i domani” per Aragno Editore. Tiene laboratori di poesia nelle scuole e nelle carceri. Numerose le pubblicazioni e i premi ricevuti. La sua poesia è tradotta in ventuno paesi. Ha appena pubblicato Serie fossile (Crocetti, 2015). Sta lavorando a Ti chiamavo col pianto, libro-inchiesta sulle vittime della giustizia minorile in Italia.

Simone Giorgino (Lecce, 1975): Dottore di ricerca in Letterature e filologie, collabora con la cattedra di Letteratura italiana contemporanea dell’Università del Salento. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Venenum (con Michele Truglia e Luciano Pagano, Liberars, 2001) e Asilo di mendicità (Besa, 2007); due monografie: Antonio L. Verri. Il mondo dentro un libro, Lupo, 2013 e L’ultimo trovatore. Le opere letterarie di Carmelo Bene, Milella, 2014; per il teatro ha scritto Concerto per voce sola (1999), A te. Il congedo di Prometeo (2002), Misericordia (2007), Applicazione del teorema (2009), Grazia de’ fiori (2009). Ha curato la pubblicazione degli audiolibri Qui se mai verrai. Il Salento dei poeti (Fondo Verri, 2008), la Mirabile Visione (Bottega Libraria, 2009) e di Ancora una semina. La Costituzione della Repubblica Italiana (Lupo, 2010).

Articolo su Design Playground: Orodè Deoro e il mosaico contemporaneo

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Ringrazio la Rivista Design Playground per il bell’articolo, con una selezione di mie opere.

L’articolo integrale è QUI

Di seguito ricopio un passaggio che mi piace particolarmente, scritto da Elena Chioccia:

Le figure ritratte da Orodè sono spesso corpi, in particolare anatomie femminili, che egli stesso dichiara di “vivisezionare” alimentando la sua continua ricerca di un’anima celata dietro l’apparenza. Così l’artista cerca di calare la maschera del soggetto che rappresenta, e lo fa smembrandolo e analizzandolo, quasi scientificamente, per scovarne l’essenza. Attraverso questa operazione (chirurgica) le sue opere, seppure avvolte da un’atmosfera decadente, traboccano di una travolgente forza vitale. Come se le fughe, allo stesso modo dei tagli di un chirurgo, riuscissero, nel dolore, a far emergere ciò che c’è di più vero e profondo.